PRESIDENTE SEZIONE DI VARESE

LUIGI BERTOGLIO

La Sezione di Varese con dolore annuncia che il Presidente Art.Mont. Luigi Bertoglio è andato avanti.
 
bertoglio
 
 
 
Ciao Luigi grazie per quanto hai fatto e dato per la Sezione A.N.A. di Varese

Queste parole nascono dalla riconoscenza. Riconoscenza nei confronti di nostro padre e di tutti coloro i quali hanno reso speciale il doloroso giorno del suo funerale. Nove sono stati i mesi di malattia ed è difficile descrivere tutto ciò che abbiamo vissuto come famiglia. Ma forse dobbiamo andare indietro di almeno un anno e mezzo quando, dopo molti accertamenti medici, gli è stata diagnosticata la fibrosi polmonare, una malattia rara che non lascia scampo. Dovete sapere che nostro padre era un uomo in prima linea, un uomo che non delegava nessuno, un uomo che ha sempre voluto conoscere i dettagli della sua malattia e ad oggi possiamo dire che è stato veramente coraggioso. Sapere che i propri polmoni smetteranno progressivamente di funzionare e vivere giorno dopo giorno la mancanza di respiro...che grande fardello. Ecco, questo è stato il suo destino ma il modo con cui l’ha affrontato l’ha scritto con le sue mani. E le sue mani erano belle, grandi e salde e con queste ha tenuto le redini fino alla fine. In questi mesi non l’abbiamo mai sentito lamentarsi, mai. Li abbiamo vissuti tutti nell’impotenza, nell’impotenza di donargli un respiro in più. E così velocemente, per tutti noi troppo velocemente, è arrivato a non poter più fare un passo, e a sostare in un letto di ospedale senza neanche poter cambiare posizione. E mai nessun lamento. Diamo per scontato l’aria ma quando manca anche parlare diventa terribile. Ci siamo stretti intorno a lui, soprattutto nostra madre che in tutti questi mesi gli è stata accanto. E così abbiamo convissuto con l’imprevedibilità del decorso di questa malattia e presto nostro padre ha scelto di essere accompagnato all’hospice di Varese. Ci ha insegnato cosa sono il coraggio, la resistenza e la dignità anche quando si guarda dritto negli occhi la propria morte. Certo nostro padre era un uomo di una generazione forte, dove manifestare le emozioni era difficile, soprattutto la paura e la tristezza.
Così i mesi passavano ed arrivò il tempo dell’adunata nazionale degli alpini. Ed eccolo lì, nel suo letto di ospedale con il suo cappello di alpino in testa per seguire i suoi alpini. E quella è stata la seconda volta nella vita che abbiamo visto delle lacrime rigargli il viso. Sì, perché avrebbe voluto essere lì con tutto il suo cuore e la mancanza di respiro non gli permetteva neanche di stare seduto. E nel vederlo con il pudore con il quale le ricacciò indietro, abbiamo compreso che non faceva ma era un Presidente.
Già, gli alpini, una passione che l’ha portato spesso lontano dalla famiglia. Crediamo che abbia messo la sua parte migliore in questo impegno, ci siamo detti che quella era la sua dimensione ed al suo funerale ne abbiamo avuto conferma. Nostro padre era un uomo affidabile, serio, un capace mediatore ed aveva un profondo senso etico che ci ha insegnato fin da bambini. Era un uomo corretto ed integro che nella sua militanza alpina ha messo il cuore. 
E tutto questo il giorno del suo funerale è tornato indietro nella commozione di quanti erano lì con affetto, riconoscenza e dolore. Noi abbiamo dovuto accettare di separarci da nostro papà ma tutti voi che c’eravate ci avete accolto in un caldo abbraccio, nella condivisione di una grande perdita. 
E c’eravate veramente tutti: i parenti, dai più vicini ai più lontani; gli amici di un tempo, con cui passavamo tante domeniche; gli amici del tennis con cui per tanti anni aveva “incrociato” la racchetta coinvolgendo ed appassionando anche Andrea; i colleghi con cui aveva lavorato e che ne avevano apprezzato le doti, umane e professionali; le tante persone che nella sua vita ha conosciuto. E, ultimi ma primi, tutti, ma veramente tutti, i suoi alpini. 
Tutto questo per dire che vi siamo grati per aver fatto parte della sua vita e per aver incrociato anche la nostra. Quel giorno c’era il meglio di nostro padre ed ognuno di noi se ne è andato più ricco. Il grazie più importante va a lui, al nostro punto di riferimento, il nostro grazie più grande va al papà alpino che ci ha messo al mondo e che con l’imperfezione che fa parte di ognuno di noi ci ha aiutato ad essere ciò che siamo e per questo, con lui che “è andato avanti”, noi ne saremo la scia.
Ci preme, infine e veramente, ringraziare chi gli/ci è stato vicino in questi mesi dolorosi: la Dottoressa Daniela Maretti dell’Ospedale di Circolo di Varese che, con grande e generosa disponibilità, l’ha accompagnato, confortandolo e facendogli sempre sentire la vicinanza di un’amica prima che di una professionista; Mario Alioli e Silvio Botter, amici alpini (ed è molto difficile dire se prima amici o prima alpini); Severino Bassanese, Franco Montalto ed il Consiglio Sezionale intero; tutti gli amici che, ad un certo punto, hanno rispettato la volontà di nostro padre di non ricevere visite capendo le sue difficoltà; tutti coloro che, con tatto e discrezione, si sono interessati, telefonandoci, alla sua salute; tutto il personale dell’Hospice di Varese che, con grande professionalità e umanità, ha accolto tutta la nostra famiglia.

I figli Elisabetta e Andrea

 

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